La Storia della città di Histricanum

CENNI STORICI DELLA CITTÀ DI STRIANO

Il territorio comunale di Striano è abitato sin dalla media età del Bronzo (circa 1350 a.C.) fino agli inizi del VI sec.a.C., come testimoniato dai ritrovamenti straordinari venuti alla luce accidentalmente nel 2000, nell'attuale località di Longola, durante i lavori per la costruzione del depuratore del medio-Sarno. La necropoli del villaggio sorto nell'età del bronzo e nel successivo periodo detto "orientalizzante", cioè tra il IX e il VI secolo a.C., è stata rinvenuta nel secolo scorso durante gli scavi per la costruzione di numerosi edifici dell’attuale centro abitato.

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Didascalia: Il villaggio dell’Età del Bronzo (fonte: www.abualsoof.com)     

 

Tra gli abitanti del villaggio nell’età preromana ritroviamo gli Opici, i quali inziarono a coltivare i fertili terreni e a produrre uva, olive e cereali. Subentrano poi gli Etruschi e i Sanniti. Durante il periodo sannitico si vedono la nascita sul territorio alla sinistra del fiume Sarno di ville rustiche e di vere e proprie aziende agricole. In seguito il territorio passa sotto il controllo dei Romani i quali si troveranno ad affrontare gravi calamità naturali.

Il violento terremoto del 62 d.C. e l’eruzione del Vesuvio del 24 agosto del 79 d.C., seppellirono le campagne e il centro abitato sotto ceneri e lapilli portando morte e desolazione. La popolazione fu costretta a scappare abbandonando le fertili terre. La vita nel villaggio si spense e le ville rustiche ripresero la loro attività soltanto nel III – IV secolo. Queste ville tardo-imperiali erano fornite di una pars dominica, diretto possesso del proprietario, e una pars massaricia, assegnata ai coloni-servi della gleba.

Nel 1066 viene eretta la diocesi di Sarno dall’arcivescovo di Salerno Alfano I, con la bolla convalidata da Papa Alessandro II, dove vengono specificati i confini della diocesi. Tra questi troviamo il toponimo Histricanum, che indicava il territorio alla sinistra del fiume Sarno, disseminato di capanne abitate da agricoltori e pastori.

Nel 1107 Ruggero, signore di Lauro e di Striano, dona il territorio di sua proprietà a Bonomo, priore della chiesa di san Pietro di Scafati, attraverso la pergamena del Monastero di Sant’Angelo in Formis.

Successivamente Guglielmo, vescovo di Nola, affida nel 1123 il territorio di Striano, con la chiesa di San Michele arcangelo e l’annessa masseria, ai monaci benedettini del monastero dei santi Severino e Sossio di Napoli.  Grazie all'opera dei benedettini, i terreni macchiosi vennero disboscati e furono rese coltivabili le aree paludose e migliorate le colture esistenti.

Il conte di Caserta Guglielmo di Lauro e il figlio Roberto, signori di Striano, concessero nel 1188 a Ruggero, abate del monastero dei santi Severino e Sossio di Napoli, e ai suoi successori, la facoltà di costruire mulini nel casale di Striano. Si formò così il vero e proprio centro abitato di Striano.

Con l’arresto dei conti di Caserta da parte dell’imperatore Federico XI avvenuto nel 1225, il territorio strianese passa nelle mani del conte di Sarno, Roberto I Vohburg, il quale divenne così anche signore del casale di Striano.

In epoca angioina, nel 1270, fu eretta la chiesa regia di San Severino Abate e nominato rettore don Simone de Foresta. Nel 1277 il povero villaggio di Striano viene donato al monastero di Santa Maria di Real Valle dal Re Carlo I d'Angiò, da lui edificato nei pressi di Scafati e custodito dai monaci cistercensi.

Dal 1200 al 1400 Striano è appartenuto a diversi feudi e contee. In particolare sotto gli Orsini di Nola il borgo fu cinto di mura e munito di due porte di accesso: la porta di San Nicola, unica superstite, e la porta delle troccole comunemente chiamata di “Minicone”.

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 Didascalia: Porta civica delle Troccole o di Minicone

 

Tra il 1400 e il 1500 nasce l'Università della Terra di Striano, un ente autonomo simile al moderno comune, con a capo un Sindaco e due eletti, basato su di uno statuto municipale approvato nel XV secolo.

Nel 1520 Striano passò al marchese di Castellaneta e vescovo di Catania, Nicola Maria Caracciolo. Il marchese governò il territorio fino al 1529, quando i suoi possedimenti furono confiscati dagli spagnoli.

Nel 1698 Striano diviene possesso della famiglia De Marinis fino all'abolizione della feudalità.

Le calamità naturali del Vesuvio continuavano a devastare l’intero territorio. Nel 1707 una eruzione provocò una abbondante caduta di piroclasti che distrussero i territori di Striano, Scafati, Torre del Greco e Boscotrecase. Numerosi furono feriti e centinaia i danni alle coltivazioni, principale fonte economica del tempo.

Il 12 febbraio 1718 il feudo della famiglia De Marinis si fregia del titolo di principato. Durante i moti della Repubblica napoletana del 1799 il principe Filippetto De Marinis prese parte attiva all’insurrezione a favore dei francesi. Con il ritorno dei Borboni nel regno, viene decapitato in piazza Mercato a Napoli il 1 ottobre del 1799, baciando il boia e perdonando tutti.

Con l'abolizione della feudalità e la creazione dei comuni, sotto il regno di Giuseppe Bonaparte, nel 1806 l'Università strianese viene divisa in due comuni. Il centro medioevale mantiene il suo antico nome di Striano mentre l’abitato Taverna Penta, nato nel 1600, viene chiamato Poggiomarino. Nel 1808 i due comuni vengono unificati e Poggiomarino da antico casale diviene capoluogo. L'anno successivo Striano si rese autonomo da Poggiomarino.

In seguito all’editto napoleonico di Saint Cloud, nel 1867 anche Striano ebbe il suo cimitero costruito intorno alla primitiva chiesa parrocchiale di san Severino abate, divenuta intanto cappella madre del camposanto.

Il paese non restò estraneo ai moti rivoluzionari del risorgimento italiano. Beniamino Marciano, professore di lettere, affiancò Giuseppe Garibaldi. Grazie a quest’ultimo conobbe la rivoluzionaria Antonietta De Pace, che sposò con rito civile nel comune di Napoli.

 

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Didascalia: S. Rendina, ritratto di Beniamino Marciano

 

Con l’unità d’Italia la città si sviluppa notevolmente e dal 28 dicembre 1904 viene attraversato dalla ferrovia circumvesuviana Napoli-Ottaviano-Sarno, con trazione a vapore.

Durante il primo conflitto mondiale Striano perse il tenente Roberto Serafino, eroe caduto sul campo di battaglia a Sei Busi il 19 luglio 1915. Insieme a lui persero la vita altri 26 giovani valorosi.

La città di Striano appartenente all’antica provincia di Terra di Lavoro, al distretto di Nola e al circondario di Palma Campania, viene ceduta nel 1927 alla provincia di Napoli.  Con l’avvento del fascismo il podestà del tempo Giovanni D'Anna fece costruire nel 1935 una enorme struttura che ospitò le scuole elementari e l'asilo infantile.

 

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Didascalia: Via Antonietta de’ Pace (Anni ’30)

 

Con la seconda guerra mondiale anche Striano vide morte e distruzione. Caddero su vari fronti di guerra ben 11 strianesi e 5 furono le vittime civili. Il 20 settembre 1943 i tedeschi in ritirata minarono la facciata ed il campanile della chiesa madre di san Giovanni battista, il palazzo municipale, la scuola elementare, la stazione della circumvesuviana e numerose abitazioni.

 

Con l’avvento della repubblica, insieme alla tradizionale agricoltura, si sviluppò l'artigianato, il commercio e la piccola industria. Numerose le opere pubbliche realizzate per soddisfare l’esigenza abitativa sviluppatasi negli anni. Con il sisma del 23 novembre 1980 il palazzo comunale reso inagibile viene abbattuto. Gravi danni furono recati anche alla chiesa madre di san Giovanni battista.

 

Testo e immagini a cura di Raffaele Massa

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